Un'estate col fazzoletto da pionieri, di E. Malisova, K. Silvanova


Accantono il fantasy per un attimo, per parlare di un romanzo interessante che mi è capitato tra le mani per caso mentre sfogliavo pagine in libreria.

Pare che sia diventato una specie di caso in Russia, così ho letto in qualche articolo, e che sia al centro di una censura feroce per la tematica omoerotica. Non mi stupisce.

La storia è ambientata nell'Unione Sovietica degli anni 80, ed è narrata dal punto vista del sedicenne Jura, alla sua ultima estate alla colonia della Rondine. Jura è adulto e sta tornando alla Rondine - ormai in rovina - alla ricerca di qualcosa.  
La narrazione, comunque, è quasi tutta concentrata sul passato, nel mese in cui Jura ha conosciuto Volodja, uno dei suoi educatori, e se ne è innamorato. Solo quasi alla conclusione, quando i due prima si separano e poi si perdono del tutto, corre veloce negli anni a seguire, scivolando leggera sulla storia del protagonista. La trama è semplice, ci sono pochi misteri, quasi nessun colpo di scena. Le cose vanno più o meno come ci si aspetta che vadano, con poche eccezioni.
Cionostante è una bella storia, intrisa di malinconia, mai volgare, sempre delicata. Forse proprio per questo ha dato tanto fastidio, per la naturalezza mai esibizionista con cui affronta la storia tra due ragazzi molto diversi, in un momento in cui essere omosessuali è considerato un crimine.

Jura non si capisce completamente, si fa domande, si pone dubbi, ma alla fine si accetta per come è, nonostante la mancata comprensione da parte dei genitori.
Volodja, al contrario, è combattuto tra due forze: una che lo tira verso Jura, verso la normalità di un sentimento che avverte come troppo puro per poterlo definire cattivo, l'altra che lo condanna, lo inchioda a quella che lui stesso giudica una perversione, una violazione dell'etica, della morale, una deviazione.
Dei due senz'altro è Volodja il personaggio interessante, quello che, per noi che dovremmo essere abituati almeno in teoria alla parità di diritti, disegna l'orizzonte doloroso della non accettazione, quello in cui ogni mancanza diventa esclusivamente auto critica, colpa data a sé stessi, violenza auto inflitta, necessità di cambiare qualcosa che non può essere cambiato.

Dovrebbe insegnare qualcosa, il perfetto Volodja che si brucia le mani per espiare una colpa che non è colpa, ma che diventa tale perché la società te la inculca dentro.
C'è qualcosa da imparare nel modo in cui queste giovani autrici raccontano i suoi ostinati tentativi di diventare ciò che gli altri si aspettano da lui, di cercare di sradicare la propria essenza rinunciando definitivamente ad ogni possibilità di felicità.

Ho trovato il romanzo toccante e realistico, e se a qualcuno, come ho letto qua e là, può essere sembrato un po' lezioso, è forse perché ha dimenticato i drammi e i tormenti dell'adolescenza, e a maggior ragione di un'adolescenza in cui ci si sente sbagliati.
Pare ci un seguito, Il silenzio della rondine, ma ancora non l'ho trovato disponibile. Lo aspetto con curiosità.

Consigliato a chi ama le storie d'amore, a chi cerca ambientazioni storiche ben curate, e a tutti quelli che per carità, gli omosessuali non mi danno fastidio, ma...




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