Cronache della Folgoluce - Il ritmo della guerra, di B. Sanderson
Appena finito il quarto libro della Folgoluce la prima sensazione che mi resta addosso è quella dell'attesa (lunga) che si prospetta per sapere cosa accadrà, in un momento che più drammatico non potrebbe essere.
La secondo è il lutto del lettore, perché non sarà facile trovare qualcosa di altrettanto totalizzante (a meno che Abercrombie non affretti l'uscita agognatissima di The Devil, s'intende).
Appassionante, scritto benissimo, equilibrato, senza nemmeno un buco di trama piccolo piccolo - cosa particolarmente difficile data l'enormità del mondo costruito da Sanderson - il romanzo si conferma assolutamente all'altezza dei precedenti e l'intera saga merita, ad avviso mio e non solo, un posto tra i capolavori del fantasy.
Finiti gli sperticati e dovuti elogi, scendo un po' più nei dettagli.
La trama, dopo che ormai l'alleanza a Urithuru è stata costruita, si snoda lungo il proseguire della guerra tra umani e coalescenti. Odio sembra non poter essere sconfitto, ma perso ormai Dalinar come suo campione non riesce neppure a vincere.
I Radiosi cercano altri spren da vincolare, così Adolin e Shallan, quest'ultima sempre in bilico tra i Sanguispettri e le sue personalità multiple, sono costretti a tornare a Shadesmar per cercare di convincere gli Onorespren a perdonare il grande tradimento del passato, che causò la morte di così tanti di loro.
Dalinar esplora i propri poteri, cercando un modo per riforgiare il giuripatto, e tiene d'occhio Taravangian, vera incognita della storia, avendone ormai subodorato il tradimento.
Kaladin, esonerato dal comando e dalla guerra per il troppo peso che sembra portare addosso, cerca in qualche modo un nuovo ruolo per se stesso.
I Coalescenti, intanto, si organizzano per attaccare e occupare Urithuri lasciando emergere nuove e formidabili figure di comando.
Nella prima parte, lo ammetto, ho faticato un po' o, quanto meno, sono andata più a rilento. La situazione sembra essere in stallo e Sanderson ne approfitta per dissertazioni sulla costruzione dei fabrial e per esplorare nel dettaglio la politica degli Alethi e dei loro alleati. In alcuni punti mi sono persino un po' annoiata. Avevo la sensazione che la storia fosse già finita, e che fosse poco altro da dire.
Poi, all'improvviso, tutto precipita e le vicende prendono un ritmo da cardiopalmo, per non fermarsi fino all'ultimissima riga e ai due incredibili colpi di scena finali.
Uno dopo l'altro si susseguono scoperte, rivelazioni inattese, intrighi e tragedie.
Navalni che vorrebbe disperatamente essere una studiosa ma si sente solo una mecenate, è la regina assoluta di questo quarto libro, che si conferma essere uno dei fantasy più autenticamente femministi che io abbia mai letto e di sicuro il più femminista tra i fantasy corali. La sua sottotrama - che fa seguito alla scoperta di come la trattava l'ottimo e defunto e marito - è un coronamento perfetto di questo personaggio eccezionale.
E necessario.
Ci vorrebbe una Navalni in ogni storia. Mi ha ricordato un'Ofelia (amatissima protagonista dell'Attraversaspecchi) cresciuta e disillusa, indotta dalle circostanze a fare il necessario, ma non snaturata nella sua moralità di fondo. Bellissimo il rapporto tutto femminile che si delinea tra lei e la Coalescente Raboniel, altro elemento di spicco del Ritmo della guerra.
E non sfigurano di certo neppure le altre numerose figure femminili di contorno: Lift, matta e adorabile come sempre, Jasnah, perché la donna che davvero non ha bisogno di uomo ci sta tutta, Shallan, ormai tripolare e ad ogni passo sull'orlo di una crisi psicotica.
Tra i personaggi maschili Adolin continua a non avere rivali, tra l'ossessione per la moda e quella debolezza che non fa pesare mai a nessuno, è l'eroe dolce e innamorato migliore di sempre. Attendo con impazienza il suo meritato momento di gloria, dopo essere riuscito da solo a risolvere un problema millenario.
Kaladin continua a essere Kaladin, schiacciato e piegato ma mai vinto, ma devo dire che il momento in cui dice all'Inseguitore: "Io sono la morte in persona, Sconfitto [...] E finalmente ti ho raggiunto" mi ha regalato un attimo di puro godimento che ripaga anche un po' di pallosità pregressa.
Una della cose più notevoli di questa saga, poi, è il fatto di dedicare alla descrizione dei cattivi, che più che cattivi sono in effetti solo parte avversa, la stessa cura che dedica agli eroi positivi o presunti tali.
I Coalescenti rivelano per esempio personaggi meravigliosi: Raboniel tra tutti, appunto e Taravangian che, al di là della pura genialità della sua benedizione/maledizione, è un antagonista straordinario nella sua complessità e non fa altro che riservare sorprese su sorprese.
Se i personaggi rimangono il vero plusvalore di quest'opera, il worldbuilding non solo non ha una pecca, ma si fa ancora più complesso con l'addentrarsi nel mutiverso e la costruzione della magia che alla Folgoluce ha ora aggiunto i Ritmi della canzoni, è resa ancora più interessante dall'intersezione con la scienza.
La trama è avvincente come non mai, almeno dalla seconda metà in poi, e l'unico difetto che posso trovarle è quello di avermi fatto rischiare un infarto in almeno un paio di momenti.
Insomma, un libro da leggere, da gustare, da amare.
E adesso anche da aspettare.
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