La serie "Grishaverse" di L. Bardugo
I Grisha sono una specie di streghe e maghi, dotati di un particolare di un particolare potere: possono governare un elemento della natura, agire sul corpo umano oppure sugli oggetti inanimati. Sono belli, potenti e hanno vite innaturalmente lunghe: va da sé che, come accade per tutto ciò che è diverso, gli uomini ne abbiano molta paura.
Ci sono regni che danno loro la caccia, nazioni che li schiavizzano e li usano come cavie, altre che li tollerano a mala pena e un solo regno dove costituiscono un esercito regolare, guidato dal più potente di loro: colui che ha il potere di comandare le ombre.
Ecco, questa è, a grandi linee, l'ambientazione di questa serie di romanzi, al momento ben 7:
- la trilogia di Tenebre e Ossa
- la duologia dei Corvi
- la trilogia del Re delle cicatrici, appena uscita in italiano.
Nella prima trilogia Ali a un'orfana senza alcun talento e pure un po' noiosa si scopre (strano!) essere una Grisha dagli enormi poteri, e tra mille avventure lotta contro il malvagio di turno per distruggere la terribile faglia d'ombra, un luogo dove la luce del sole non può entrare e nel quale imperversano terribili nostri.
Nella duologia dei corvi Kaz Brekker, detto il bastardo del Barile, mette insieme una squadra di umani e Grisha per violare la fortezza più impenetrabile del mondo.
Nella duologia finale i protagonisti sono un re corsaro e la sua Grisha chiamatempeste, che se decidete di leggere la serie avrete imparato a conoscere, alla ricerca di un modo per vincere una guerra già persa.
I romanzi della Bardugo non sono capolavori, ma scivolano via come fossero serie TV (tra l'altro una serie TV su questa storia ce la stanno proprio facendo: Tenebre e Ossa).
Le trame, quasi mai impeccabili, anzi, piene di falle e coincidenze pazzesche, sono avvicenri e ricchissime di colpi di scena; i personaggi, pur non troppo originali, sanno farsi amare mostrando tra i vari cliché letterari qualche sprazzo di originalità: il mio preferito è quel certo corsaro affascinante e pieno di sé che si guadagna la scena nei primi libri, fa una piccola apparizione nel 4 e nel 5 e diventa protagonista negli ultimi due. Le donne, spesso nota dolente del fantasy, hanno una loro identità e un loro perché e sembrano spesso lottare con quell'idea tanto diffusa che una donna, potente fin che vuoi, si realizza solo nella storia d'amore. Come se non sapessero bene che pesci pigliare e stessero sempre lì per lì per cascarci, ma non completamente. Alina, protagonista dei primi romanzi, è un po' troppo ingenua e noiosa, ma qualche donna di rilievo c'è: Nina e Inej, coprotagoniste della duologia dei corvi, spaccano di brutto, e Zoya, nel suo estenuante cinismo, non è male.
Il grande pregio di questi romanzi, non eccessivamente impegnativi, è quello di tenere il lettore incollato alle pagine e di trascinarlo avanti, di libro in libro (probabilmente di sarà in ulteriore sequel).
Lettura consigliatissima per chi cerca nuove passioni, e adatta alla spiaggia e all'ombrellone.
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