La guerra del cioccolato, di R. Cormier
"La guerra del cioccolato" è un romanzo potente e crudele, che non fa sconti a nessuno.
Ne escono male i protagonisti adolescenti, e malissimo gli adulti, in particolar modo gli insegnanti, che dipingono un mondo scolastico spietato e piegato alla legge del denaro, della popolarità e della paura.
C'è una sola eccezione, ed è Jerry, il nuovo arrivato che osa dire di no, e così facendo finisce per mettersi contro proprio tutti.
Il pretesto di questa guerra, quello che Jerry rifiuta, è una cosa semplice ma simbolica: la tradizionale vendita di cioccolatini del Tributo College, affidata a studenti che la odiano eppure non la rifiutano mai.
Jerry è coraggioso e leale, ha principi e ideali, ma è drammaticamente solo e né l'amore, né la sua sola, vera amicizia, gli danno conforto nella guerra che intraprende, tanto che lui stesso ne smarrisce il senso.
L'autore tratteggia benissimo questo smarrimento, che è quello del lettore che vede sottrarre la scena al protagonista positivo in favore dell'antagonista che tiene banco senza sé e senza ma.
Lo odiamo, ma come ci dice la sua spalla proprio all'inizio, allo stesso tempo lo ammiriamo, e ci rammarichiamo per questo.
In definitiva, la Guerra del cioccolato è un romanzo difficile, ma assolutamente da leggere per tutti i lettori coraggiosi e maturi.
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