Tornando a casa, di J. Raynolds


Reynolds è un autore stranissimo, e questo libro non fa eccezione. Un po' surreale, un po' postmoderno: la storia si articola in pezzi di storie quasi isolate le une dalle altre, in cui tuttavia ricorre di tanto in tanto qualche nome, con un unico vero comun denominatore: sono storie di ragazzi di una stessa classe che tornano a casa da scuola.
Ci sono Jasmine e TJ, il re delle caccole, e le teste rasate, un gruppo di piccoli criminali incalliti capeggiati da Bit Burns, il più temuto di tutti. C'è Pia, che ama andare in skateboard E Stevie, che per non farsi bullizzare diventa un bullo a sua volta.  C'è Fatima, che tiene un elenco delle cose che cambiano intorno a lei, e Bryson, picchiato a sangue per aver difeso un amico. C'è Ty, che forse è gay, e ci sono Simeon e Kenzi, grande grande uno, piccolo piccolo l'altro, amici così speciali da non poter vivere l'uno senza l'altro. C'è Satchmo, che ha una paura terribile dei cani, Cynthia che ama recitare, e Gregory, che puzza un po'. E c'è uno scuolabus caduto dal cielo. 
Il libro mi è piaciuto, anche se non amo particolarmente questo tipo di narrazione spezzata, che mi lascia sempre un po' di amaro in bocca. Vorrei sapere cosa succede dopo, come vanno avanti le storie, in particolare quella di Bit, di Ty e di Bryson, personaggi tracciati velocemente ma tridimensionali e coinvolgenti. Ma forse è proprio questo il senso, buttare lì e lasciarti immaginare il dopo.
Consigliato a chi cerca se stesso: tra i tanti volti ne troverà uno in cui specchiarsi almeno un po'.
#adolescenza #amicizia #amore #bullismo #malattia #crescita #diversità

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