Un ragazzo è quasi niente, di L. Balavoine


Un ragazzo è quasi niente è un romanzo sperimentale (lo capirete non appena lo aprirete) che scivola via nello spazio di un respiro. Inizia e finisce senza che quasi tu te ne accorga, ma lascia un segno profondo.
Non è tanto la storia in sé, quanto il personaggio: Romeo ti entra dentro, e graffia, delicato e fragile come sembra, graffia con una forza dirompente.

Chi è Romeo non è facile a dirsi.
È un ragazzo, ma cosa significa essere un ragazzo? Per lui non significa quasi niente, perché lui non si sente quasi niente.
Si sente diverso, ma proprio da tutti, e non ha una categoria in cui identificarsi. Quello che sa, con lucida certezza, è di non appartenere a nessun gruppo, proprio a nessuno.
Un giorno nella sua vita arriva Justine: bella, simpatica, travolgente, divertente, popolare, Justine rappresenta tutto ciò che lui non è e non potrà mai essere, eppure in qualche modo tra loro c'è un'affinità, qualcosa che li lega.
Così la storia di Romeo diventa la storia di Romeo e Justine, che non stanno insieme, non hanno una storia e chissà se si amano o se sono amici, ma non importa, perché vanno avanti insieme.

Nel romanzo ci sono tante cose: c'è il bullismo, c'è il rapporto tra maschi e femmine, c'è la prevaricazione, la rivendicazione della propria identità, c'è il rapporto con il proprio corpo, c'è l'amore (forse) e l'amicizia (tanta), ci sono le difficoltà familiari e la violenza, tanta anche quella e in diverse forme.
E poi c'è la speranza. La luce. 
Perché Romeo è il tipo di ragazzo che può rendere il mondo un posto migliore.

Consigliato a chi non crede nelle etichette e chi lotta per liberarsene.

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