Libere. Circe e le altre, di S. Colloredo
Circe, Ifigenia, Dafne e Cassandra.
Quattro donne che hanno in comune un mondo, quello narrato dalla mitologia greca, e un destino, quello di appartenere all'uomo, perché tale è in fondo l'invitabilw sorte di ogni donna, persino di quelle semidivine, nell'antica Grecia.
Queste quattro donne, tuttavia, sono accomunate anche da qualcos'altro: dal tentativo, almeno quello, di riprendere la propria vita in mano e di decidere per se stesse.
L'autrice riprende i miti originali, un po' lì rimaneggia, un po' lì contamina e qualcosina inventa, così come piace alla narrativa contemporanea. Il romanzo, dunque, si inserisce in quel solco di successo tracciato dalla Miller (La canzone di Achille, Circe) e dalla Atwood (Il canto di Penelope) e già seguito da altri, con più o meno successo, ma in fondo inaugurato tantissimo tempo fa da Ovidio, con un testo di una modernità sconvolgente e certamente irraggiungibile: Le Heroides o Lettere di eroine, da leggere subito se siete amanti del genere.
Anche Libere, come già tanti di questi romanzi, pone al centro della riscrittura la donna, che in in un mondo maschilista, opprimente e prevaricatore non può fare altro che lottare contro mariti, amanti, padri, dei, per cercare un piccolo spazio per se stessa, sia esso quello del vero amore, della maternità o della verginità.
È un bel libro, che si legge in fretta, i quattro racconti sono indipendenti eppure legati, e dei quattro quello che più mi ha appassionato è quello su Dafne, creatura selvaggia e indipendente che fa del rifiuto categorico dell'amore il suo marchio di fabbrica, e lo teme, l'amore, e lo fugge proprio perché talvolta se ne sente attratta, offrendoci una prospettiva totalmente diversa da quella delle rivendicazioni di tanto femminismo contemporaneo.
In ogni caso, vale la pena leggere questa storia, per ricordarsi che nonostante tutto, ancora oggi, c'è sempre bisogno di lottare per la propria libertà, per qualunque strada essa passi.
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