Cris, di M. Salvi


Lorenzo è intelligente, bello, bravo a scuola.
Lorenzo non ne può più di una vita in gabbia.
Lorenzo attraversa un autogrill a ponte e, in una giornata estiva troppo calda, diventa Cris e comincia a vivere davvero.

Va detto, innanzitutto, che Cris è una storia per lettori maturi, e dunque un po' fuori dal target abituale di questo blog. Ma è una bella storia, una storia che ha qualcosa da dire nonostante un finale un po' naïf, e dunque vale la pena recensirla (d'altro canto, il lettore che guarda già Mare Fuori e simili non rischia di scandalizzarsi o esplorare territori troppo impervi). 

Fondamentalmente Manuela Salvi ci racconta la storia di un ragazzo che a 19 anni sta uscendo dall'adolescenza in punta di piedi, di fatto senza esserci mai entrato davvero.
E che all'improvviso decide di provare tutto.
Fa in fretta, in effetti, a immergersi in questo nuovo mondo, a lavarsi di dosso la patina del bravo ragazzo, a diventare uno che si butta dicendo "e perché no?".
Sulla sua strada due volti, Lori e Pepe, una ragazza e un ragazzo, che nonostante facciano tutto per far sembrare il contrario, sembrano usciti dal mondo delle fiabe. 
Forse per questa ragione Cris, il romanzo, non il personaggio, rimane in bilico: è una storia forte - forti sono i sentimenti di Cris, il personaggio, soprattutto quelli nei confronti di sua madre, e forte è la descrizione di lei, vera protagonista in assenza, dura, entrante senza giustificazioni, persino crudele nel suo amore patologico - che però non va fino in fondo, come se l'universo patinato ed edulcorato che Cris pensa limitato alla sua casa e alla sua vita di prima lo avesse seguito fino a qui.

Nonostante questo, lo ho già detto, è una bella storia, scritta molto bene, e lascia qualche spunto di riflessione davvero interessante. Incluso quello su come si vivrebbe (incredibile ma vero!) oggi rinunciando al cellulare.

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