Qui, solo qui, di C. Dabos


Cominciamo con una doverosa premessa: Qui, solo qui è uno dei romanzi più surreali e strani che io abbia mai letto. 230 pagine di allucinazione e caos.
Appare di quando in quando qualcosa che ti fa pensare che forse la realtà si stia riaffacciando sulla scena e poi, puf, sparisce in un soffio.
Pur nella difficoltà di fare paragoni, ricorda un po' le atmosfere di Niente (Teller) o la successione di eventi/racconti di Tornando a casa (Reynolds), ma più spinto, più estremo, più tutto.
Qui è una scuola, senziente e con una certa tendenza al dramma, dove accadono le cose più assurde: ci sono omicidi, fantasmi, principi, ragazze guru che sentono voci, gravidanze miracolose, studenti invisibili, impronte sul soffitto. Per altri versi, tuttavia, Qui somiglia tuttavia alle scuole di tutto il mondo: c'è qualcuno che comanda ed altri che obbediscono, ci sono i leader e gli invisibili, i perseguitati, i popolari e tutti questi personaggi vivono amicizie e amori, intrecciano le proprie vite e poi si separano, in un balletto che, pur nell'assurdità in cui viene calato nel romanzo, ricorda molto la vita vera.
Essere ragazzi a scuola, in fondo, non è stato poi troppo diverso da così.
Per capire se e quanto mi sia piaciuto ci vorrà forse un po' di tempo. Vedremo quanto me ne resterà quando lo shock della lettura se ne sarà piano piano andato.
Per il momento mi ha lasciato addosso il ricordo di quanto sia difficile attraversare l'adolescenza indenni e di quanti mostri, orrori e paure nasconda quel mondo.
La chiave di interpretazione, tuttavia, non è facile, e la lettura è consigliata solo a lettori veramente maturi.

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