L'impero dei dannati, di J. Kristoff (L'impero del vampiro, vol. 2)

Difficile, quasi impossibile non farsi scorrere via tra le dita le pagine di questo secondo libro.
La storia è entrata nel vivo, molti segreti sono svelati, al loro posto ne sorgono altri: domande senza risposte, dubbi, perfino qualche perplessità che ha l'aria di un buco nella trama, ma forse non lo è (c'è lo dirà solo il terzo volume).

Il world building è perfetto.
I vampiri, che nel primo libro sembrano assomigliarsi un po' tutti, adesso si distinguono davvero sulla base delle scelte dei loro Ancien e di una possibile inclinazione della stirpe da cui discendono.
Sanguinari, ciascuno a suo modo, e senza pietà, ma con scopi e obiettivi diversi. Esploriamo l'orrore dei Dyvok - e lo amiamo subito, nonostante i numerosi cliché. Capiamo molto degli ammaliati, e altrettanto dei novellini, quasi proviamo quel loro amore sconfinato per i padroni, quando gli si inginocchiano davanti.
Il mondo cupo e buio del sine die, pieno di un orrore senza fine, ci risucchia oltre i confini del primo libro, fin nelle Terre Alte, dove facciamo la conoscenza ravvicinata dei Danzavespro e delle loro stregonerie pagane.
Gli scontri sono epici e ci tengono con il fiato sospeso, soprattutto l'ultima grande battaglia.
La narrazione, che qui si colora con un altro punto di vista, migliora e appassiona ancora di più: pregevolissima l'ultima parte a, a visione alternata.

I punti forti del romanzo sono sicuramente  trama e world building, mentre la scrittura non è da capolavoro letterario e spesso stanca un po', a voler essere onesti, ma vale la pena anche fare una breve rassegna dei personaggi, alcuni dei quali sono piuttosto interessanti.
Ritorna qualcuno lasciato indietro: Aaron De Coste riprende ad appassionarci con la sua storia, senza stancare con eccessivo romance.
Dior si conferma per quello che è sembrata: un bel personaggio femminile che, nonostante sia la predestinata, ruolo già di per sé destinato a stancare, e nonostante sia di fatto l'unica davvero buona, che si ostina a cercare di salvare tutti, ha qualcosa da dire.
Celene Castia ha il suo perché, anche se non è tra i migliori. Non fosse altro perché sembra tra le poche a saper tenere testa a Gabriel.
Meriterebbero forse maggiore spazio i vampiri: Nikita e la sua (non) storia con Fabien, per esempio, o il controverso rapporto con la sorella o Kiara Dyvok, che riserva qualche sorpresa. Meno interessanti, fin'ora, i Voss, ma di Fabien abbiamo visto solo l'ombra e attendiamo fiduciosi.
Su tutti, naturalmente, Francois De Chastaine, che sembra a tratti - prevedibile ma interessante - subire il fascino di Gabriel De Leon e ha ancora in sé qualche traccia di umanità.
Lui, Gabriel, è tutto quello che di solito mi piace poco in un protagonista.
Straordinario per nascita, reso duro dell'addestramento e dalla vita, in linea innamorarsi, sboccatissimo ma tragico e pieno di pathos. Eppure, non so perché, non mi dispiace w confido che riservi ancora qualche sorpresa.

Naturalmente - che lo dico a fare - c'è un colpo di scena finale. Non è spoiler, è un cliché da cui Kristoff non può tirarsi indietro, ma riesce a pieno, anche se te lo aspetti, anche se sei preparato, anche se sei lì sul punto dire "ecco, lo sapevo!".

Il dramma adesso è dover aspettare il terzo libro di questa saga che no, non è un capolavoro, ma è comunque un fantasy capace di lasciare il segno, in grado di evocare mondi - il che non è poco - e di creare qualcosa di originale in un mondo, quello dei vampiri, che ormai è stato esplorato in lungo e in largo.

Dopo il mondo senza notte di Nevernight, Kristoff ha decisamente messo a segno un altro colpo ben assestato.

Siccome questo è un blog rivolto prevalentemente a lettori giovani, specifico che questa saga è adatta solo a chi ha alle spalle letture forti e crude 

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