MM84, di Ju Maybe
Prima cosa da dire: libro decisamente fuori target per i miei giovani lettori.
Se qualcuno dei miei alunni incappa in questa recensione, sappia che per leggere questo libro è un po' troppo presto. Lo stesso vale per le mie alunne, che pure probabilmente leggono anche cose più spinte, ma io non posso ancora consigliarglielo.
Giusto un paio d'anni di attesa.
Con questa doverosa premessa vado avanti. Il titolo lo ha portato una cara amica dal salone del libro e, stranamente, è stato il libro giusto al momento giusto, almeno all'inizio. Mi ha conquistato la sinossi e mi sono piaciute tantissimo le prime pagine.
Il world building è probabilmente la cosa migliore del romanzo. La storia è ambientata in un futuro distopico in cui ha vinto il Patriarcato. Il mondo sembra vagamente ispirato al Racconto dell'ancella, ma gli uomini qui sono meno controllati, meno soggetti alle loro stesse regole e, in definitiva, persino più credibili. Le donne sono sottomesse ai mariti, realizzate solo nel diventare madri, obbedienti e silenziose, hanno telefoni da femmine che possono ricevere ma non chiamare ed escono solo se accompagnate. L'omosessualità è reato, la prostituzione è regolata, la transessualità un crimine osceno. I crimini di "devianza" sono puniti con la morte. Il governo giustizia, condanna, e fa il bello e il cattivo tempo.
Solo la Resistenza si oppone ancora a questo regime maschilista e dittatoriale, ma quando la storia inizia ha davvero poche speranze di farcela.
Su questo sfondo, ben delineato e agghiacciante, si muove la storia dei due protagonisti: Massimo, leader della resistenza, e Damiano, ragazzo d'oro del Patriarcato, destinati a incontrarsi, conoscersi, amarsi.
La prima parte, devo dire, è intrigante e avvincente. Nonostante sia chiaro l'epilogo amoroso a cui i due sono destinati, la storia non sembra del tutto scontata, c'è qualche colpo di scena, il crescendo della relazione coinvolge e la scoperta passo del mondo come è diventato tiene l'attenzione viva.
Dal primo bacio tra Massimo e Damiano, devo dire la verità, il tutto diventa un po' ripetitivo prima e un po' troppo ripetitivo dopo. Passione-rifiuto della passione-litigi-pace-passione e così via. Pagine su pagine per descrivere i rapporti intimi tra i due, ben scritte, per carità, ma a parte qualche riflessione interessanre c'è decisamente troppo romance per i miei gusti.
Rimangono ancora spunti interessanti.
I personaggi sono approfonditi e tridimensionali. Damiano Domini è un vero figlio del patriarcato, persino quando si scopre gay e, giuro, fa venire voglia di spaccargli la faccia una riga sì e una pure. Massimo Kurah, d'altro canto, con i suoi segreti che non sto a spoilerare e che si presenta, tra le altre cose, come grande rivendicatore dei diritti femmisti, dovrebbe fare sul femminismo un pensierino serio, considerando che non riesce a portare rispetto nemmeno alla sua compagna e che crede pure di avere ragione. Non saprei dire chi dei due sia peggio, ma immagino (spero) che l'intento dell'autrice fosse quello di presentare due eroi tutt'altro che positivi e in questo caso sarebbe pienamente riuscita nell'intento.
A tratti gli ho voluto anche bene, eh, ma positivi proprio no.
Un giudizio complessivo sul romanzo non saprei darlo. Io l'ho divorato, ma all'ultimo davvero quasi esclusivamente per la curiosità di capire come si sarebbe arrivati a quel tragico epilogo rivelato all'inizio. Salvo poi scoprire che ci vorranno altri due libri per saperlo.
E vabbè. Spero non siano due libri di romance perché non c'è la potrei fare.
Mi rimane un' ultima critica. Quasi un dubbio.
Le donne. Dove sono le donne in un libro che si suppone a supporto del femminile? Perché davvero, in questa storia le donne non ci sono.
C'è n'è una importante, ma è morta.
Un'altra, ma solo in assenza.
Una piccola, ma il suo ruolo è solo quello di far riflettere Damiano.
Una grande, che forse fa qualcosa ma non si capisce cosa.
Insomma, in un libro sul patriarcato un po' più di femminile ci sarebbe voluto, magari. Invece le donne presenti mi hanno messo tutte le mani nel sangue.
A meno che la lezione non voglia essere che gli uomini, del patriarcato e o della resistenza che siano, non pensino sempre e comunque a sé stessi e al proprio tornaconto.
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