Cronache della folgoluce, La via dei re e Parole di luce, di B. Sanderson
La fiaba è, per definizione, una narrazione eterna, in cui tutto è possibile e il patto narrativo smette di esistere. Tutto è estremamente semplice, ma nulla funziona come dovrebbe e tutto può succedere, al di là della coerenza e di qualunque regola il mondo stesso abbia precedentemente creato.
Ecco, io credo che in questo libro Sanderson riesca nell'incredibile, creando un mondo straordinario, perché fiabesco e straordinariamente complesso nello stesso tempo, in cui tutto funziona e si incastra alla perfezione, senza però perdere la meraviglia ingenua della fiaba e il suo "tutto è possibile".
I personaggi di Sanderson, poi, sono eroi veri, eroi epici che a volte vacillano, che possono certamente sbagliare e sembrano perdersi, ma ritrovano sempre la strada dell'onore.
Abituata ormai a un fantasy che, se non è sempre grim, disegna comunque contorni molto sfumati tra bene e male, ammetto di essere rimasta inizialmente un po' spiazzata. Da questo, come anche dai sostantivi, così evocativi da sembrare quasi ingenui: "folgotempesta", "folgopadre", "folgomuro", "stratolama", "folgoeletto", "stratopiastra", "luminobile", "occhiscuri", "occhichiari" che mi hanno ricordato un po' il mondo sognante e indefinito dell'Ickabog.
Poi sono rimasta conquistata.
La trama è troppo complessa per poterla descrivere in poche parole, ma di base si potrebbe dire che in un mondo apparentemente abbandonato dagli dei, qualcosa di terribilmente oscuro sta tornando e un gruppo di uomini e donne apparentemente folgoelette dal Folgopadre e benedette con la folgoluce (sì, lo so, detto così fa sorridere, e sorridereste ancora di più se sapeste come si chiama il nemico) viene chiamato a combatterlo.
Solo che questa folgoelezione viene scoperta in modi terribilmente complicati, intrecciando le vicende di gruppi, popoli, e vere e proprie razze diverse.
In questo groviglio complicatissimo si lotta per salvare il mondo.
Kaladin è probabilmente l'eroe positivo (decisamente positivo) più intenso ed appassionato che mi ricordi, Sanderson rende perfettamente il modo chi cui viene spezzato e poi si ricostruisce, senza faciloneria né ingenuità alcuna, ma anche senza spacconeria o esagerazione. E ciò nonostante lui sia DAVVERO esagerato.
Ma ecco, Kaladin non fa mai l'effetto dei protagonisti scontati, quelli che sai che dovresti amare ma che ti stanno un po' sulle palle perché troppo perfetti e perché è facile essere vincenti se il destino ti mette in mano la carta dell'elezione.
Pur essendo un eletto, anzi appunto un folgoeletto, Kaladin è adorabile e l'ho amato fin dalle prime pagine.
Quanto a Shallan, comprimaria femminile, funziona e fa la sua discreta figurata, anche quando sembra, lei sì forse, un po' troppo. Ma, va detto, riesce persino a vivere una storia d'amore senza risultare scontata, e comunque per farle tenere il passo di Kaladin in un mondo in cui la guerra è la misura della grandezza e le donne ne sono escluse, Sanderson non aveva altra scelta se non quella di eccedere.
Adolin è un'altra perla inattesa: bello, affascinante, forte, di successo, un po' spaccone, non gli manca proprio nulla per farsi odiare, e invece niente, regge il passo con Kaladin e qualche volta lo supera quasi.
Quando a Jasnah Khollin, principessa raffinata e combattiva e studiosa dal genio sopraffino, basti dire che sono sue le parole con cui finirò questa recensione:
"Qual è il posto di una donna nel mondo moderno? [...] Mi ribello contro questa domanda, anche se così tanti dei miei pari lo chiedono. Il pregiudizio insito in questa indagine sembra invisibile a così tanti di loro. Si considerano progressisti perché sono disposti a sfidare molti dei presupposti del passato. Ignorano l’assunto superiore: che per prima cosa va definito e sancito un ’posto’ per le donne. Metà della popolazione dev’essere in qualche modo ridotta al ruolo a cui si giunge tramite un’unica conversazione. Per quanto ampio possa essere quel ruolo, esso sarà – per sua natura – una minima parte dell’infinita varietà di significati che ha l’essere donna. Io dico che non c’è nessun ruolo per le donne; c’è invece un ruolo per ogni donna, ed è lei a doverselo creare. Per alcune, sarà il ruolo della studiosa; per altre, sarà il ruolo della moglie. Per altre sarà entrambi. Per altre ancora nessuno dei due. [...] La forza di una donna non dovrebbe essere nel suo ruolo, qualunque sia quello che sceglie, ma nel potere di scegliere quel ruolo. Mi stupisce perfino che io debba sottolineare questo punto, ma lo vedo come il fondamento vero e proprio della nostra conversazione".
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